AIM

ASSOCIATION INTERNATIONALE DE LA MUTUALITE

Segreteria


Il posto degli enti mutualistici in Europa
Willy Palm
Ghilarza, 5 ottobre 2002

 

Signor Presidente,
Signore,
Signori,


Permettetemi innanzitutto di complimentarmi per il prestigioso anniversario dei 150 anni del movimento mutualistico in Sardegna. Questa lunga storia testimonia l’esistenza di un vero spirito di solidarietà e dell’attenzione costante rivolta alle esigenze sociali e sanitarie del popolo sardo e costituisce anche una promessa per affrontare le sfide future.

E’ quindi con grande onore e piacere che oggi mi rivolgo a voi per presentarvi l’Association Internationale de la Mutualité ed il suo posto nell’ambito della questione europea.

In effetti, questo è il momento ideale per esaminare non solo la questione del posto che i sistemi mutualistici occupano in Europa ma anche per discutere del ruolo che essi intendono svolgere nell’Europa di domani, un’Europa ampliata ma anche – in ogni caso questa è la nostra speranza – dotata di una dimensione sociale.

Da qualche mese, la Convenzione europea, guidata dall’ex-Presidente della Repubblica francese Giscard d’Estaing, ha lanciato una profonda riflessione. Il compito di questa Convenzione è esaminare le questioni essenziali sollevate dal futuro sviluppo dell’Unione europea e cercare il maggior numero di risposte possibile. Questo modo di procedere ci chiama in causa nella nostra qualità di appartenenti al mondo dei sistemi mutualistici, poiché tocca direttamente i nostri valori e principi e determinerà anche il futuro delle nostre strutture mutualistiche.


Cenni storici dell’AIM

In realtà, è per queste stesse ragioni che l’AIM è stata creata cinquanta anni fa. All’indomani della seconda guerra mondiale, l’aspetto internazionale dei sistemi mutualistici si è strutturato per reazione contro il rischio di banalizzazione del movimento mutualistico e contro la perdita della sua indipendenza ed autonomia gestionale indotti dall’aumento dei regimi statalizzati di previdenza sociale e assicurazione malattie.

E’ importante sottolineare che i padri fondatori dell’AIM provenivano dagli stessi paesi che sono stati la base su cui si è costruita l’Europa. A parte la Svizzera, essi rappresentavano il sistema mutualistico francese, olandese, lussemburghese e italiano. Un anno dopo anche la Germania vi aderiva. Il loro primo obiettivo era quello di sottolineare e diffondere il ruolo, l’azione e l’importanza del movimento mutualistico: gli enti mutualistici in ognuno di questi paesi avevano svolto non solo un ruolo storico nel risolvere la questione sociale d’ante guerra, ma i loro principi costituivano la base stessa della previdenza sociale. Per questo motivo essi reclamavano quindi un posto legittimo nell’ambito del nuovo assetto: o partecipando alla gestione dell’assicurazione contro le malattie obbligatoria, oppure offrendo prestazioni complementari al minimo garantito dalla tutela pubblica o fornendo servizi attraverso le loro reti sanitarie e sociali.

Per preservare il loro ruolo, i dirigenti dei sistemi mutualistici europei aderivano all’Europa comunitaria appena costruita. Abbiamo qui Paul Henri Spaak, primo Ministro belga che sarà uno dei firmatari del Trattato di Roma, invitato all’Assemblea generale dell’AIM nel 1951.

La funzione dei sistemi mutualistici nell’ambito della politica sociale

Dopo questa breve parentesi storica, per spiegarvi le divergenze del contesto nazionale nel quale i sistemi mutualistici, nel corso degli anni, hanno consolidato il proprio posto, spiegherò ora la loro posizione all’interno di ognuno degli Stati membri dell’Unione europea.

Nei paesi in cui la tutela pubblica in materia di accesso all’assistenza si basa su una logica di assicurazione sociale, il sistema mutualistico è stato chiamato ad assumere la gestione dell’assicurazione obbligatoria contro le malattie:

  • E’ il caso della Germania e dei Paesi Bassi, per tutti coloro che sono soggetti al regime obbligatorio, ossia i dipendenti con un reddito inferiore ad una certa fascia (attualmente fra 20.000 e 40.000 euro all’anno);

  • E’ anche il caso del Belgio per tutti gli assicurati del regime obbligatorio;

  • È il caso della Francia, ma solamente per alcuni gruppi professionali, quali funzionari, studenti e per gli addetti del settore agricolo.

Con l’ampliamento progressivo della comunità europea, con l’integrazione di Stati membri che hanno seguito la logica britannica di un servizio sanitario nazionale, il peso degli enti mutualistici nell’ambito dei sistemi di tutela pubblica si è un po’ ridotto. Solo in Grecia, il sistema mutualistico è stato affidato alla gestione del regime obbligatorio per il personale delle grandi banche nazionalizzate, ossia per 150.000 persone.

Allo stesso tempo, il sistema mutualistico ha saputo mantenere la sua posizione dominante nel campo dell’assicurazione volontaria contro le malattie. L’importanza e la forma di questo settore sono ampiamente determinate dall’organizzazione della tutela obbligatoria in ognuno degli Stati membri. In generale, possiamo distinguere 3 tipi di tutela volontaria:

  • In primo luogo, la copertura sostitutiva che interessa le persone escluse o esentate dalla tutela obbligatoria. Ciò riguarda soprattutto la Germania e i Paesi Bassi, dove rispettivamente il 10% e il 30% della popolazione ha un’assicurazione «senza franchigia» nel settore privato. Nei Paesi Bassi, vari sistemi mutualistici hanno creato una loro società privata per coprire i membri che superano la fascia di reddito, ma dal punto di vista giuridico queste società hanno uno statuto puramente privato. In Germania, i sistemi mutualistici, «Krankenkassen», non sono autorizzati ad offrire prestazioni al di fuori dell’assicurazione obbligatoria contro le malattie. In Spagna, 2 milioni di funzionari hanno un’assicurazione sostitutiva parzialmente presa in carico dallo Stato. In Belgio, i sistemi mutualistici forniscono un’assicurazione che copre i piccoli rischi al 75% dei lavoratori non salariati (1.300.000 belgi) che, nel regime obbligatorio, sono coperti solo contro i rischi legati alle degenze ospedaliere.

  • In secondo luogo, la copertura complementare. Essa copre le spese fatturate ai pazienti per prestazioni mediche non coperte o parzialmente coperte dalla tutela obbligatoria. Queste formule esistono soprattutto negli Stati membri in cui le spese a carico del paziente sono molto elevate, come ad esempio in Francia e Belgio. Questa forma la ritroviamo tuttavia anche nei Paesi Bassi dove le prestazioni correnti, come le cure dentali e la cinesiterapia, sono state tolte dal pacchetto obbligatorio. In Irlanda, circa il 40% della popolazione ha una mutua per una copertura complementare poiché solo le persone a basso reddito (ossia il 32% della popolazione) dispongono di una copertura totale nel servizio pubblico. Senza dubbio il sistema mutualistico francese ha un ruolo primario a livello europeo nel campo delle assicurazioni complementari, con il tesseramento del 65% della popolazione francese.

  • Esiste infine la copertura alternativa o supplementare. Questa formula viene generalmente sottoscritta allo scopo di poter accedere alle cure mediche private in alternativa alle cure sanitarie fornite nel quadro della tutela obbligatoria. Questa forma è tipica dei paesi che hanno un servizio sanitario nazionale. La richiesta è generalmente motivata dal desiderio di evitare le lunghe liste d’attesa del servizio nazionale, di godere di una migliore qualità delle cure o di condizioni migliori (camere private, etc.), o ancora di godere di una maggior libertà di scelta in qualità di consumatori. In Portogallo ad esempio, il sistema mutualistico copre il 7% della popolazione.



In questo modo, attraverso le varie azioni, i gruppi di enti mutualistici rappresentati in seno all’AIM riguardano oltre 120 milioni di cittadini solo in Europa.

La specificità dei sistemi mutualistici

Nonostante il contesto nazionale a volte molto diverso, i sistemi mutualistici condividono gli stessi valori e principi. Sono d’altra parte questi principi che costituiscono le 4 chiavi di volta dell’AIM e che operano sul piano internazionale e comunitario. Essi sono i seguenti:

  • La convinzione che ognuno ha il diritto fondamentale di accedere alle cure necessarie.

  • La solidarietà e la non selezione: questi principi sono considerati essenziali al fine di garantire a tutti l’accesso ad un’assistenza di qualità, indipendentemente dallo stato di salute o finanziario della persona.

  • L’autonomia di gestione e democratica: Come qualsiasi società di persone, il sistema mutualistico funziona essenzialmente in base al principio di autogestione, di assenza di un azionariato e di indipendenza dai poteri pubblici. L'autonomia e la partecipazione democratica dei membri nell’ambito della definizione della politica mutualistica garantiscono il dinamismo ed il riadeguamento costante dei servizi in base alle esigenze reali.

  • Infine, l’orientamento non lucrativo che impedisce all’assicuratore di rivolgersi verso le tecniche di selezione dei rischi e verso la segmentazione. Anche se gli enti mutualistici rientrano in un contesto di economia di mercato e si sforzano di ottimizzare il rapporto costo/efficienza della copertura attraverso una buona gestione, la totalità delle eccedenze finanziarie è messa al servizio degli obiettivi e reinvestita nel miglioramento costante dei servizi forniti ai tesserati.



Perciò, data la sua natura ed il suo approccio specifico, il sistema mutualistico si distingue chiaramente sia dagli operatori pubblici che dagli assicuratori privati di tipo commerciale.

Uno studio recente, commissionato dalla Commissione europea, ha sottolineato non solo la posizione predominante che i sistemi mutualistici occupano oggi nel campo dell’assicurazione volontaria contro le malattie all’interno dell’Unione europea, ma anche l’importanza dei principi di solidarietà a cui esse aderiscono per garantire un accesso alle cure il più ampio possibile.

Tuttavia, anche se il campo potenziale dell’assicurazione complementare contro le malattie tende ad ampliarsi, principalmente attraverso misure di contrazione delle spese pubbliche, questo studio prevede anche un declino della quota di mercato appartenente ai sistemi mutualistici dei vari Stati membri. La verità è che gli assicuratori privati si interessano anche a queste nuove quote di mercato. Ora, il confronto tra una logica di mercato ed una non di mercato, se non regolato, rischia di penalizzare il sistema mutualistico, che per principio si astiene da qualsiasi selezione del rischio e dall’individualizzazione dei premi.

Il sistema mutualistico visto dalle istituzioni europee

Nel loro compito di destabilizzare la posizione mutualistica, gli assicuratori privati si servono spesso della legislazione comunitaria per chiamare in causa il trattamento differenziato di cui gode il sistema mutualistico, tra l’altro sul piano fiscale, invocando attraverso di essa le distorsioni del mercato ed una concorrenza sleale.

E qui ritorniamo alla questione che riguarda l’Europa di domani, poiché vi è motivo di constatare che il diritto comunitario fa difetto allorquando si tratta di pareggiare le normative di integrazione economica ai principi e agli obiettivi sociali. Nonostante le successive revisioni del Trattato CE che hanno tuttavia ampliato il campo e gli obiettivi della costruzione dell’Europa, essa mira principalmente all’integrazione economica. Sebbene la promozione di un elevato livello di tutela sociale sanitaria rientri fra i compiti del Trattato promosso dalla Comunità europea, in realtà i suoi obiettivi sono subordinati a quelli del mercato interno.

In maniera generale, l’Europa pratica una definizione molto ampia di ciò che è considerato economico. Così, in sentenze recenti, la Corte di Giustizia ha ricordato che i settori della previdenza sociale e della sanità non sono completamente esclusi dai principi di libera circolazione dei beni e dei servizi economici.

In secondo luogo, la logica comunitaria non si interessa molto alla natura dell’operatore ma unicamente alle attività che esso svolge. Il sistema mutualistico è così considerato come un semplice beneficiario economico dei servizi assicurativi. Né il suo statuto giuridico né il suo orientamento che mira al lucro sembrano giustificare un trattamento differenziato. Questo approccio un po’ parziale rischia di banalizzare il ruolo specifico che le organizzazioni che partecipano all’economia sociale possono svolgere nell’ambito della realizzazione degli obiettivi di coesione sociale e di solidarietà.

Di fronte a queste constatazioni, potremmo immaginare un’azione «a monte» al fine di evitare una deriva verso un orientamento troppo commerciale del nostro settore. La Convenzione europea ci offre la possibilità di far sentire la nostra voce a questo proposito.

In questo quadro, l’AIM si pone a favore di un riequilibrio del Trattato europeo che miri ad integrare i valori e gli obiettivi fondamentali su cui si basa il modello sociale europeo, e sostiene la carta dei diritti fondamentali che contiene anche un diritto alle prestazioni sociali e alle cure mediche.

Nel momento in cui ci troviamo di fronte alla trasformazione della società, si presentano nuove questioni sociali, questa volta non solo sul piano nazionale, ma anche a livello internazionale. Le sfide da accettare sono numerose: lotta all’esclusione sociale, finanziamento della politica sociale in una società che invecchia e nell’ambito di un’economia globale, accesso alle cure mediche via via più complesso e costoso ma anche cure per malati cronici che richiedono prima di tutto notevoli risorse umane. Se l’Europa dovrà in futuro contribuire – o almeno sostenere ed incitare gli Stati membri – a dare una risposta a queste sfide, dovrà dotarsi di una vera dimensione sociale.

Tuttavia, il riequilibrio non può limitarsi alla politica sociale obbligatoria ed ai servizi pubblici. Infatti, la cieca applicazione delle regole della concorrenza in campo sociale complementare riguarderà in primo luogo gli assicuratori che operano non a scopo di lucro e che offrono una copertura su base solidale. Ciò è però controproducente rispetto all’obiettivo di creare un livello elevato di politica sociale e sanitaria. Per questo motivo bisognerebbe ribaltare il concetto di «concorrenza sleale». Come il Comitato economico e sociale europeo ha ricordato in un recente annuncio, è conveniente riservare un posto legittimo ai servizi sociali privati di interesse generale, collocandosi fra il “completamente pubblico” ed il “completamente a scopo di lucro”. Questo riconoscimento del ruolo specifico del sistema mutualistico implica la definizione delle regole di interesse generale che giustificano un trattamento differenziato.

Il contesto mondiale

Per concludere, vorrei collocare questa questione europea in un contesto mondiale e la nostra azione in ambito internazionale. Oggi l’AIM si estende al di là dell’Unione europea. Attualmente raggruppiamo quasi 45 federazioni nazionali mutualistiche in 32 paesi, sia in Europa centrale che in Medio-Oriente, sia in Africa che in Sudamerica.
In questi paesi extra-europei, la tutela contro i rischi di malattia è spesso meno sviluppata, le esigenze di accesso all’assistenza sono a volte pressanti. Questa discussione sul mantenimento della solidarietà e della nostra specificità mutualistica, discussione condotta oggi a livello europeo, è quindi assolutamente pertinente in un contesto internazionale e sarà domani all’ordine del giorno.

Vorrei quindi concludere presentandovi alcuni principi che l’AIM ha voluto sottolineare in una dichiarazione relativa all’impatto della globalizzazione dell’economia sulla sanità.

  • Innanzitutto questa dichiarazione evidenzia che un livello sanitario e sociale elevato costituisce la pietra miliare della crescita economica. Per questo motivo le cure sanitarie devono essere considerate come un investimento invece che un costo per l’economia.

  • Seppur sottolineando il carattere specifico ed universale della sanità, la dichiarazione mette in guardia da una deregolamentazione totale del settore delle cure sanitarie. I servizi di cura sanitari ed i prodotti medicali non possono essere assimilati ai beni commerciali ordinari che si basano interamente sulle forze del mercato.

  • Per questo motivo l’AIM è a favore di un impegno politico per equilibrare attentamente gli aspetti del libero mercato con altri principi non commerciali equivalenti quali la solidarietà, l’equità, la qualità.

  • In sintesi, la responsabilità di garantire l’accesso a cure di qualità ad un prezzo abbordabile, non può essere affidata esclusivamente al mercato ma deve essere oggetto di un dibattito e di una scelta democratici.



Vi ringrazio per l’attenzione accordata.

Willy Palm